Laureana di Borrello 01.07.2013
A TUTTI I COLLEGHI PSICOLOGI REFERENTI
DEI CONSULTORI FAMILIARI
A. S. P. DI REGGIO CALABRIA
___________
Premessa:
Il
seguente documento è la base di discussione che si vuole allargare tra tutti
gli attuali conduttori referenti e responsabili dell'Azienda Sanitaria
Provinciale di Reggio Calabria.
E' il punto di partenza di un dibattito
aperto a tutti per meglio fare il punto del nostro lavoro cominciando a pensare
che il destino della identità, del ruolo, della gratificazione lavorativa si fa
con le proprie mani.
Per questo motivo è stato già approntato
un blog internet gratuito il cui indirizzo è: <<www.psicologiconsultoriasprc.blogspot.com>> che vuole diventare simbolicamente il tavolo intorno
al quale siamo tutti riuniti per dialogare pacificamente intorno alla necessità
di dare risposte di salute più concrete agli utenti che ne fanno ricorso ai
consultori, costruendo una realtà più evoluta ed accettabile.
Voglio sperare che ne verrà fuori una
categoria interessata e visionaria, capace di contribuire con contenuti ai
massimi livelli culturali e pragmatici al dibattito su come migliorare gli
attuali Consultori Familiari Asp RC.
Lo “STATO ATTUALE”:
- Inadeguatezza della scelta delle
strutture.
Quasi tutte le
strutture che ospitano i Consultori Familiari attuali della ASP n° 5, risultano
essere inadeguati ed inadatti al principio sancito dalla Legge costitutiva n. 405 del 29 luglio 1975: “Istituzione dei consultori
familiari.” che li voleva discreti e
riservati per la delicatezza delle tematiche trattate.
Molti di essi sono
infatti allocati in poliambulatori o comunque in strutture sanitarie differenti
o dedicati a più servizi sanitari dove non è garantita la privatezza e la
riservatezza dell’incontro con gli operatori da parte dell’utente, sancita così
puntualmente dalla legge istitutiva. Questo fatto, insieme ad altro, nel tempo,
ha anche generato una certa qual “migrazione” di persone del posto ad altri
Consultori e/o a professionalità private, in quanto vogliono evitare di
incontrare persone che conoscono di altri uffici commisti nella stessa
struttura!
In altre
realtà territoriali italiane del Centro-Nord, questo principio è stato
rispettato, seppure la istituzione in Calabria è avvenuta in epoca pre-crisi (1995?).
Nella fase
attuale di involuzione economica, potrebbe sembrare, per alcuni, addirittura
risibile sollevare questo genere di problema, c’è però da interrogarsi su quali
logiche vengono implementati i servizi e su come vengono utilizzati i fondi
economici regionali devoluti all’impianto ed al mantenimento dei Consultori
Familiari, che svolgono un ruolo così importante di benessere psicofisico per
la salute della donna e della famiglia, con tutte le loro professionalità.
Una re-visione
di questo problema, all’interno della comunità professionale operante, alla
luce dello stato attuale generale e specifico, per potenziare e migliorare la
operatività dei Consultori, è urgente e necessaria.
- L’identità del Referente-Psicologo.
Non può darsi discussione
seria e ragionata, secondo me, intorno alla ri-organizzazione dei Consultori
Familiari finché l’Azienda Sanitaria, non voglia dirimere il nodo centrale
della figura e del ruolo di Responsabilità della conduzione di ogni singolo
Consultorio.
Lo stato
attuale vede agli Psicologi dell’Area Tirrenica e dell’Area della Locride l’attribuzione
di una “carica”, non meglio enucleata, di “Referente” che porta con sé un’immagine
dai contorni indefiniti, equivoci ed ambivalenti poiché, non essendo stata
definita con precisione nei ruoli legali e nelle mansioni ordinarie, può non
essere accettata da altre figure professionali presenti in organico come incarico
apicale e dirigenziale a cui dovrebbero essere demandati funzioni di responsabilità
sull’andamento, funzionamento e sulla produttività dei Consultori.
Queste altre
professionalità, potrebbero avocare a sé una loro autonomia professionale -
pure compatibile - ma che si estende ad ogni altro ambito comportamentale cui
il Referente in tal guisa, non è chiamato ad opinare.
Da parte
Aziendale, sono richiesti ai Referenti compiti che ineriscono l’attività
specifica del “Responsabile” quali ad esempio le firme sui Prospetti Mensili
delle presenze del personale, sullo scarico dei Rifiuti Speciali, su eventuali
Missioni compiute dai componenti l’organico e sull’accertamento delle visite
fiscali, che veicolano funzioni di controllo e vigilanza non pertinenti, stante l’attuale indefinitezza di
ruolo.
Il termine <<referente>>,
di derivazione latina <<referentem>>, significa solo per estensione
<<persona a cui si fa riferimento, che non perviene a decisioni>> ed
è sostantivo di un aggettivo il cui significato è semplicemente << che
riferisce>>.
Ora, mi sembra
abbastanza ambiguo e riduttivo porre lo Psicologo con le sue tipicità
professionali, a persona che riferisce…e che firma burocrazie di ordinaria
amministrazione quando non sia posto, ab origine, nelle condizioni oggettive di poter dare indirizzi e presiedere a
progetti consultoriali specifici del territorio.
Tale discrasia
identitaria configura un evidente imbarazzo non solamente in chi scrive (mi
risulta però che è comune sentire di più colleghi), ma conduce ad un arbitrio
comportamentale nella conduzione dei diversi Consultori, i quali sono costretti
a trovare un equilibrio di funzionamento spontaneo regolato più
dall’instaurarsi di dinamiche interpersonali improntate a proprie ed autentiche
“filosofie” che da vere e proprie regole istituzionali scritte e condivise.
E’ urgente
dunque, porre al più presto, uno specifico dibattito sull’argomento, nella
comunità degli attuali “Referenti” di tutta l’Azienda Sanitaria Provinciale,
allo scopo di conoscere se quanto sopra, sia un nodo necessario da sciogliere al
più presto e su quali rimedi e proposte approntare per superare tali ambiguità
di fondo.
In tal guisa,
la mia personale opinione, per uscire fuori da queste attuali indeterminatezze,
è che bisogna nominare Responsabili dell’andamento e della produttività del
Consultorio tutti gli attuali Psicologi Referenti che giornalmente vivono il
lavoro in quella struttura, con un atto deliberativo aziendale a cui attribuire
l’indennità economica specifica di Responsabilità e di vigilanza sul personale
in organico.
In tal modo
resta indiscutibile il riconoscimento di Responsabilità, e tutto ciò che ne
consegue, da parte del personale in organico, a cui sono tenuti a rendicontarne
intorno alla qualità e quantità del proprio lavoro.
Nelle altre
Aree di Reggio 1 e 2 compare la figura di Responsabile del Consultorio a cui
però allo stato attuale non è dato sapere se corrispondono emolumenti.
In
conclusione, si chiede un pronunciamento aziendale sul punto ed una
omologazione della figura del <<Responsabile del Consultorio>>
attribuita agli attuali Referenti Psicologi che valga per tutta l’ASP di RC.
3. La disomogeneità di organico.
E’ facile
constatare la dis-omogeneità di organico presente nei Consultori Familiari di
tutta l’ASP di RC.
A fronte di
Consultori con esubero di personale, ne esistono altri, ridotti, per es., alla
presenza di due sole unità lavorative quotidiane, i quali sono costretti a
svolgere attività amministrative che poco riguardano il loro background
culturale e la specializzazione posseduta: un’evidente “riduzione” di qualità
professionali che umilia le potenzialità “in nuce” pur presenti.
Esistono, come
si sa, Consultori che hanno triplicate le stesse figure professionali ed altri addirittura
che ne sono mancanti.
La
stratigrafia delle figure professionali presenti nei Consultori è davvero molto
varia e fantasiosa!
Ragionare su
questa realtà di fatto, può essere sembrare impopolare in quanto tocca
“equilibri” già faticosamente posseduti e raggiunti dai singoli operatori, ma è
pur vero però che questi “equilibri” non si sono costituiti su di un principio
etico di “fare” il “meglio della organizzazione professionale”, per dare
“risposte” di “salute” all’utenza ma piuttosto su di un principio egoistico/opportunistico
di convenienza e comodità logistica personale dell’operatore; principio
che dovrebbe essere subordinato al
primo!
Sul punto è
prevedibile una ridda di obiezioni giustificative ed intellettualizzanti, che
non cambiano però la realtà descritta e la sua sostanza così com’è.
D’altra parte,
può essere accettabile che mentre si criticano i comportamenti della politica
nazionale che lede il principio della giustizia, della uguaglianza, della
trasparenza ecc e che mortifica le intime istanze di ciascuno, di questa stanca
società democratica, poi, nel piccolo della propria condizione, l’operatore
psico-sociale mette in atto concretamente comportamenti ambivalenti, ingiusti,
egoistici e lotta per raggiungere particolarismi e sistemazioni di gradimento personale?
Quale
trasparenza, quale coerenza, per di più di un operatore psicosociale che deve
essere un esempio di giustizia e libertà
per curare, nella misura in cui libera dalla confusione e dalle doppiezze,
dalle ambivalenze umane, se non si affranca da simili pastoie dissociative
coscienti e non coscienti ? Quale cura, con queste coordinate?
Urgente si
considera essere la necessità di pianificare e rendere omogenei la presenza del
personale in tutti i Consultori Familiari perché sia data una risposta più
razionale ed efficace alle tante domande di salute dell’utenza.
3. Dotazione strumentale datata e/o insufficiente.
L’indirizzo costitutivo della
nascita dei Consultori sta principalmente nel progetto di servizi che si
occupano, eminentemente, di attuare, sul versante psicologico,
<<campagne>> efficaci di prevenzione
primaria, che ha come obiettivo di tendere a modificare i contesti e/o ad
aumentare le competenze dei soggetti nel fronteggiarli e che agisce in assenza
di sintomi essendo centrata sulle cause del fenomeno da prevenire.
Anche la prevenzione secondaria, che
interviene dopo l'emersione dei primi sintomi-fenomeni, è di competenza di
tutti gli operatori presenti nei Consultori Familiari.
I computer, le stampanti
presenti sono datati ed inadeguati a sostenere un carico di lavoro mirante alla
messa in opera di “campagne di sensibilizzazione sociale” e gli inchiostri sono
rilasciati come gocce d’acqua nel deserto. Spesso sono ubicati in una unica
stanza conferita, che se occupata da colloqui, ne interdice l’uso agli altri
operatori, quando non vengono considerati come oggetto personale da alcuni.
Dove sono i
finanziamenti destinati a potenziare i Consultori?!
4. Mancanza di valutazione e
finanziamento di progetti specifici di ogni singolo Consultorio.
Al riguardo si pone il problema della
elaborazione e costruzione di “progetti” di prevenzione primaria, d’informazione
ed educazione sanitaria su “temi adolescenziali sensibili” da attuare
all’interno delle Scuole Secondarie ricadenti nel territorio geografico del
Consultorio ed elaborati esclusivamente dagli psicologi.
Si chiede, che i progetti di educazione psicologica-sanitaria
concepiti dallo Psicologo Referente, siano valutati come utili e finanziati
regolarmente in ossequio all’autonomia professionale e sulla base della
conoscenza socio-culturale dello “specifico” territoriale di quel Consultorio.
Su questo punto vorrei chiedere a tutta la
comunità dei referenti dell’Azienda una riflessione ragionata, che secondo me è
assai utile per accrescere la coscienza del proprio ruolo professionale.
5. Deleghe di competenze di
altri Enti ai Consultori.
Nell’annosa questione dei protocolli d’intesa
elaborati dal Tribunale dei Minorenni di RC per creare una “rete di protezione
per i minori a rischio sociale”, si rammenta a tutti i Colleghi Referenti che
delle linee guida regionali che dovrebbero essere costruite dal Direttore
Generale del Dipartimento di Salute della Regione Calabria, gli Psicologi
Referenti non ne sanno alcunchè di nulla mentre dovrebbero essere almeno
sentiti con un questionario ad hoc.
Si attende che il gruppo di lavoro
inter-istituzionale istituito ci faccia conoscere in che termini venga
concepita la rete di protezione dei minori entrati nel circuito penale, perché
resta chiaro che gli Psicologi Referenti investiti (senza essere stati resi
partecipi della costruzione di tali modalità) non possono sostituirsi materialmente
a “forze istituzionali” di vigilanza, sorveglianza e protezione del minore h24
affidato alle famiglie!
La osservazione psico-sociale deve avvenire
negli ambienti del consultorio dove la famiglia è convocata e deve dare esito
immediato alla relazione specialistica.
A questo proposito, inoltre, si rammenta che
i Tribunali per questa specifica salvaguardia del minore penale, posseggono i loro
Servizi Sociali muniti di personale qualificato.!
Pertanto occorre individuare e
differenziare i compiti relativi a ciascun servizio con l’obiettivo di evitare sovrapposizioni
e disorientamenti pericolosi per gli utenti.
Conclusioni
Gli argomenti proposti in questa sede, appena abbozzati, vanno allargati
ed approfonditi da tutta la comunità dei Referenti dell’Azienda S.P. n° 5; la
loro identificazione è segno dell’attento riguardo che tutti noi dobbiamo porre
verso il nostro lavoro, per costruire - noi - una nuova “casa” capace di dare
risposte ancora utili ed edificanti ed un luogo di lavoro gratificante!
Grazie dell’attenzione.
Dott. Leonardo Scarfò
Referente del Consultorio
Familiare
Laureana di Borrello (R.C.)
Tel. 0966.900003